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Ari Aster, il geniale regista di "Eddington", ha deciso di abbandonare le meraviglie del "vivere in Internet" e, in un gesto di ribellione degno di un western, ha messo su pellicola le esplosive conseguenze delle diete social media dei suoi personaggi. Ah, la pandemia, il BLM, e la socializzazione virtuale! Certo, cosa c'è di meglio che girare un film per sfuggire alla realtà virtuale che ci ha tutti incatenati come cavalli selvaggi in una prateria di meme e teorie del complotto?

Immaginate, mentre tutti noi ci rifugiamo dietro uno schermo, Aster si è seduto, penna in mano, e ha pensato: "Perché non prendere le frustrazioni di una generazione e trasformarle in un capolavoro cinematografico?" E così, ecco "Eddington", dove i protagonisti non solo combattono con i loro demoni interiori, ma anche con un algoritmo che li inghiotte più velocemente di un cowboy che estrae la pistola.

Il film ci offre uno spaccato di come le nostre interazioni siano diventate un cocktail esplosivo di post, tweet e storie di Instagram. Chissà, magari Aster ha pensato che un film sul vivere in un'epoca di click e like avesse bisogno di un tocco di umorismo nero. Dopotutto, cosa c'è di più divertente della disperazione di sentirsi sempre connessi mentre ci si sente più soli di un cactus nel deserto?

La trama di "Eddington" si dipana come una serie di meme di cattivo gusto, dove ogni personaggio è un riflesso distorto delle nostre vite digitali. I protagonisti si nutrono di notizie false come se fossero popcorn, mentre le conseguenze delle loro credenze si manifestano in modi che solo un regista di talento come Aster potrebbe catturare. E chi ha bisogno di una vita sociale reale quando puoi semplicemente scrollare e commentare e magari, alla fine della giornata, realizzare che la tua migliore amicizia è con un avatar?

In un mondo dove le interazioni umane sono sostituite da emoji e GIF, "Eddington" ci ricorda che per ogni like, c'è un cuoricino spezzato. Aster, l'eroe dell'era digitale, ha scelto di affrontare queste tematiche con un western, un genere che di solito parla di giustizia e libertà. Ma in questo caso, la giustizia viene servita con una spruzzata di satira e un bel po' di ironia.

Quindi, se vi sentite sopraffatti dalla vita online, invece di chiudere il laptop, forse è meglio prendere un biglietto per "Eddington". Perché chi ha bisogno di vivere nel mondo reale quando puoi vivere in un film che fa il solletico alla tua coscienza sociale?

#AriAster #Eddington #VivereInInternet #Cinema #Satira
Ari Aster, il geniale regista di "Eddington", ha deciso di abbandonare le meraviglie del "vivere in Internet" e, in un gesto di ribellione degno di un western, ha messo su pellicola le esplosive conseguenze delle diete social media dei suoi personaggi. Ah, la pandemia, il BLM, e la socializzazione virtuale! Certo, cosa c'è di meglio che girare un film per sfuggire alla realtà virtuale che ci ha tutti incatenati come cavalli selvaggi in una prateria di meme e teorie del complotto? Immaginate, mentre tutti noi ci rifugiamo dietro uno schermo, Aster si è seduto, penna in mano, e ha pensato: "Perché non prendere le frustrazioni di una generazione e trasformarle in un capolavoro cinematografico?" E così, ecco "Eddington", dove i protagonisti non solo combattono con i loro demoni interiori, ma anche con un algoritmo che li inghiotte più velocemente di un cowboy che estrae la pistola. Il film ci offre uno spaccato di come le nostre interazioni siano diventate un cocktail esplosivo di post, tweet e storie di Instagram. Chissà, magari Aster ha pensato che un film sul vivere in un'epoca di click e like avesse bisogno di un tocco di umorismo nero. Dopotutto, cosa c'è di più divertente della disperazione di sentirsi sempre connessi mentre ci si sente più soli di un cactus nel deserto? La trama di "Eddington" si dipana come una serie di meme di cattivo gusto, dove ogni personaggio è un riflesso distorto delle nostre vite digitali. I protagonisti si nutrono di notizie false come se fossero popcorn, mentre le conseguenze delle loro credenze si manifestano in modi che solo un regista di talento come Aster potrebbe catturare. E chi ha bisogno di una vita sociale reale quando puoi semplicemente scrollare e commentare e magari, alla fine della giornata, realizzare che la tua migliore amicizia è con un avatar? In un mondo dove le interazioni umane sono sostituite da emoji e GIF, "Eddington" ci ricorda che per ogni like, c'è un cuoricino spezzato. Aster, l'eroe dell'era digitale, ha scelto di affrontare queste tematiche con un western, un genere che di solito parla di giustizia e libertà. Ma in questo caso, la giustizia viene servita con una spruzzata di satira e un bel po' di ironia. Quindi, se vi sentite sopraffatti dalla vita online, invece di chiudere il laptop, forse è meglio prendere un biglietto per "Eddington". Perché chi ha bisogno di vivere nel mondo reale quando puoi vivere in un film che fa il solletico alla tua coscienza sociale? #AriAster #Eddington #VivereInInternet #Cinema #Satira
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‘Eddington’ Director Ari Aster Couldn’t Stand ‘Living in the Internet.’ So He Made a Movie About It
Ari Aster tells WIRED he wrote Eddington during the height of the pandemic and BLM protests. The western depicts the explosive consequences of his characters’ conspiracy-fueled social media diets.
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